
Odio le fighe alternative. Voglio dire, quelle che sanno di essere fighe e allora se la tirano o quelle che fanno le scoppiate solo perchè hanno la figa. Mi vengono due nomi a caso, Megan Fox e Diablo Cody, e guarda un pò me le ritrovo in questo squallido Jennifer's body.
Megan Fox è semplicemente detestabile. Capisco che sia oggettivamente una gran figa, ma la trovo di un antipatia unica e con un viso perennemente truccato a tal punto da farmela sembrare un grossolano transessuale (che in questo ultimo periodo vanno tanto di moda, nonostante Marrazzo ne abbia scelto uno ancora più grossolano e ributtante). Mi sembra inutile sottolineare che in fin dei conti Megan non valga neanche un cazzo come attrice, checchè si atteggi a grande diva e sputi addirittura sul piatto dove ha banchettato come la porca quale è (ricordate le accuse ai film di Michael Bay?). Non riesco invece a capire come abbia fatto Diablo Cody a diventare una delle sceneggiatrici più ambite di Hollywood. Non ho letto i suoi deliri da maiala del suo blog, ma i due film da lei scritti, Juno e questo, non sono altro che due banali filmetti per teenagers infarciti di dialoghi pretenziosamente alternativi che mi fanno girare ancora di più i coglioni, perchè quando una cosa è spontanea è un conto, ma quando fai pronunciare ai tuoi personaggi dialoghi senza senso, con termini impossibili e neologismi finto-chic solo per apparire trasgressivo... allora mi fai girare proprio i coglioni!
La trama del film è una cagata. C'è Megan Fox che è una troietta adolescente che un giorno viene sequestrata da un gruppo di rockettari bisognosi di sacrificare una vergine (VERGINE? Megan Fox??? Come no!!!) al demonio al fine di imbonirselo e assicurarsi una florida carriera musicale. Ovviamente il rito va male e Megan viene posseduta dallo spirito di un super demonio affamato di carne di teenager. Così comincia a spazzolarsi qualche fighetto arrapato e a terrorizzare inspiegabilmente la sua migliore amica Needy con comportamenti ai limiti della logica, tra cui anche una scena di bacio lesbo gratuita ma che farà la gioia degli estimatori.
Il film è sempliemente imbarazzante in ogni aspetto. I dialoghi, l'avrete capito, potranno far impazzire gli sbarbatelli americani ma a me sentire una persona parlare in quel modo farebbe solo voglia di prenderla a schiaffi. Mi meraviglia il fatto che una sceneggiatrice scadente come la Cody possa esser pagata (e osannata) così tanto per poi partorire uno slasher così cagato che scriverei meglio io durante una seduta al cesso. Dai, siamo seri, cosa c'è di geniale in questo film? I personaggi si comportano tutti da fricchettoni e sono stereotipati allo stremo: la figona mangia-uomini (in tutti i sensi), la bruttina eroica, il ragazzo sfigato anch'esso eroico, lo sportivo, l'immigrato, il professore, il darkettone... manca solo il negro che muore per primo (grave mancanza, in effetti) e saremmo apposto!
Lo splatter è inesistente, due o tre schizzi di sangue, qualche cadavere in esposizione e un paio di sequenze a base di vomito demoniaco... originalissimo, non c'è che dire! Se poi pensiamo che in tutto il film muoiono solo 3 stronzi, di cui uno neanche ci viene mostrata l'esecuzione (e nelle altre non è che si veda granchè) allora la delusione è ancor più cocente. Cioè io vado a vedere un film horror per due motivi: spaventarmi o esaltarmi al body count. Abbiamo capito che Jennifer's body non è un film di atmosfera, quindi dovrebbe puntare tutto sulle sequenze di violenza selvaggia, ma invece ecco le solite scenette da scuola superiore, il college, le cheerleaders, il ballo della scuola, ogni tanto un cadavere, le camerette tutte addobbate da ragazzino, l'inquietudine adolescenziale, un'altro cadavere, la passerella nell'andito di scuola, gli armadietti, la squadra di football, le scopate quando mamma non c'è e via dicendo . Forse neanche impegnandomi riuscirei a scrivere un film così gonfio di stereotipi e luoghi comuni che neanche uno Scary Movie potrebbe arrivare a tanto.
Inoltre in ogni scena, puntuali come un orologio svizzero, partono le classiche canzoncine di merda di gruppetti indie-rock alternativo del cazzo di merda della porca puttana maiala troia vaffanculo a chi ascolta quei poveri froci sfigati di merda, 4/4 cagato con 2 power chords in croce e la voce da tossicodipendente in astinenza, tutti rottinculo con l'eyeliner negli occhi, crepassero tutti di inedia e vaffanculo al cazzo. Per fortuna alla fine, e questa è l'unica scena che un pò ti fa godere, il gruppettino satanico viene fatto a pezzi barbaramente. Inutile dire che non ci viene però mostrato il come. Della serie, ci vuole proprio impegno per fare una cagata di film così.


Ah! Cazzo! Mi son fatto fregare di nuovo! Considero Rob Zombie uno dei pacchi cinematografici più clamorosi degli ultimi dieci anni, ciononostante il barbuto regista-metallaro ha il suo bravo seguito di fan ululanti mirabilie sul suo conto. Avevo recensito Halloween: The Beginning in maniera fredda, perchè il compitino era ben fatto ma tanto banale e in fin dei conti inutile. Rob aveva negato categoricamente l'eventualità di un remake ma poi, dopo aver visto che il film sarebbe stato girato ugualmente nelle mani di qualche altro regista, ha deciso di riprendere in mano le redini della situazione per non snaturare la sua "creatura". Tanta presunzione per cosa? Per uno dei sequel (di un remake per giunta) più noiosi di sempre. Ma procediamo con ordine.
La trama... eh, la trama... cioè, abbiamo Michael Myers che non è morto e torna a cercare la sorella nel giorno di Halloween, falciando con violenza chiunque gli si pari davanti. Fine. Vabbè, che ci frega della trama se lo splatter è alto? Eppure lo splatter, nonostante il divieto ai minori di 18 anni (ma scherziamo?) non è alto; gli omicidi sono quasi tutti uguali e fuori campo, vediamo solo Michael che pugnala con violenza sacchi della spazzatura che dovrebbero essere uomini ma non si capisce, perchè è tutto così buio, così dark e il montaggio è così frenetico e nauseante che alla fin fine non si capisce un beato cazzo di quello che succede nella maggior parte delle sequenze. Pensa forse che il montaggio serrato e gli ambienti lugubri equivalgano a creare un film duro, per stomaci forti, ma il vostro stomaco verrà messo a dura prova solamente dalle inquadrature traballanti. Si salva la fotografia e il gusto particolare di alcune inquadrature, solitamente spogli campi lunghi, che potrebbero benissimo passare per illustrazioni di qualche fumettone a tinte forti. Purtroppo questo dovrebbe essere uno slasher movie, non un film visuale sperimentale.
I personaggi subiscono un insensata virata caratteriale: Loomis (Malcom McDowell ormai ultrasputtanato) da paladino della giustizia diventa un cinico marchettaro assetato di soldi e Laurie (Scout Taylor-Compton), da brava ragazza della porta accanto diventa una punkabbestia priva di ogni morale. Questo è lo stile di Zombie, che pensa che bastino personaggi squallidi e alternativi a rendere il film più figo ma non si accorge che è fuori tempo massimo di almeno 30 anni e i tipi trasgressivi ormai sono old come il cucco (nonchè molto sfigati). Si scopre poi che Michael è spinto a uccidere dalle visioni della madre morta... ah, bello! Originale! Peccato che sia copiato di peso da Venerdì 13 (o ancora peggio da Psycho una ventina di anni prima, del quale scopiazza piuttosto palesemente il finale!)... inoltre le scene oniriche sono appiccicate con la coccoina e regalano grossi momenti di ilarità involontaria (c'è pure il cavallo bianco, non so se di Napoleone, da barzelletta in ogni caso!).
Un'altra rivisitazione sta nel look di Michael (il sempre grosso Tyler Mane), in un inedità versione senza maschera con capello lercio e barba lunga che lo fa sembrare un vichingo, mentre la maschera è ormai così decomposta che sembra sempre più quella di uno Slipknot. Eppure nel film precedente il giovane Myers aveva una vera e propria fissa per i mascheroni tanto da non separarsene mai, mentre ora se lo toglie spesso e volentieri, per ovvi problemi respiratori e poi sentire sul viso la condensa del tuo stesso respiro fa un pò schifo.
Il film si trascina inesorabile per... non lo so, 90 minuti? Forse di più, ma ho faticato come un pazzo a tenere le palpebre sollevate fino a fine proiezione, esausto dall'incedere scontato degli eventi. Michael uccide Tizio, Laurie scappa, Michael uccide Caio, Laurie urla, Michael uccide Sempronio, Laurie sviene, arriva la polizia e finisce tutto come il primo film. Se togliamo le sequenze introduttive e i flashback, questo film è stutturalmente identico al primo, mentre il look pulito che criticai al Beginning diventa lurido, zombesco appunto, ma ormai è troppo tardi e inoltre non si giustifica un simile cambio di registro visivo. Non che i sequel della serie originale si discostassero troppo (anche se alcuni azzardavano scelte di sceneggiatura kamikaze tipo l'introduzione di sette sataniche e minchiate simili) ma il bello di un remake, sopratutto se a gestirlo è un regista (presunto) importante, è proprio l'avere carta bianca per migliorare gli errori passati.
A me non dispiacciono i seguiti che aggiungono poco ai film precedenti, ma solo quando questa assenza di novità viene compensata con litri e litri di sangue in più e sequenze sempre più gore, come insegna il buon vecchio Scream tra l'altro. Ma se non hai le palle neanche di mostrare una coltellata pulita, senza ricorrere a inquadrature malferme che neanche Muhammad Alì sarebbe così instabile, o farti strabuzzare gli occhi come un vecchio decrepito sforzandoti di decifrare immagini vaghe in un buio così pesto che anche un gatto non ci capirebbe una sega... bhè, allora vaffanculo!
Evidentemente la formula del sequel infinito fa molta gola ai produttori e forse anche a Zombie stesso (checchè rifiuti categoricamente l'eventualità di un terzo capitolo... ma lo aveva già detto, no?) per cui è ininfluente quante volte Michael verrà ammazzato, troveranno sempre il modo di farlo tornare (anche senza giustificazioni), con budget progressivamente più scarni. Halloween 2 puzza di filmino girato in poco tempo, tanto per ricaricarsi un pò la carta di credito e per accontentare i fan più sfegatati di Michael Myers e dello stile marcescente di Rob Zombie. Per tutti gli altri, sbadigli a palate.


C'era una volta nella Francia occupata dai nazisti. Inizia così, in maniera piuttosto favolistica, la nuova fatica di Quentin Tarantino: Bastardi senza gloria o Inglourious Basterds che dir si voglia, remake apocrifo del war movie tricolore Quel maledetto treno blindato di Castellari. Io non l'ho mai visto, ma pare che dopotutto non sia un granchè. Tarantino però quando si fissa con i suoi b-movie del cuore riesce a valorizzare o comunque a far riscoprire anche le peggio cagate e in questo ha un talento indiscusso.
Comunque dopo anni di annunci, smentite, promesse e barzellette, il film è finalmente uscito e ne andiamo adesso a parlare. E' strutturato in 5 capitoli, ognuno con un titolo abbastanza buffo e atipico. La prima volta che sentii parlare del progetto, non riuscivo proprio a figurarmi un regista come Tarantino alle prese con un film di guerra. Di certo non è nel suo stile girare battaglie campali, epicità militare e tutte le cose toste che troveresti in un film di guerra. Infatti, nonostante l'ambientazione e il periodo storico,
Bastardi senza gloria è tutto fuorchè un film bellico (nonostante ciò, lo etichetto sotto il tag guerra perchè non saprei come cazzo etichettarlo diversamente). Troppo prolisso descrivere scena per scena i vari sketch, vi basti sapere il film conduttore ovvero che durante la seconda guerra mondiale una cricca di reietti ebrei, i Bastardi capeggiati da Aldo "Apache" Raine (Brad Pitt), si mette a dare la caccia ai soldati nazisti avendo la premura di scalpare ognuno di essi. Contemporaneamente un'ebrea in incognito (Mélanie Lauren) proprietaria di un cinema viene selezionata per ospitare la prima del kolossal di propaganda nazista "L'orgoglio della nazione" (diretto nella finzione da Goebbels, nella realtà dal compagno di merende Eli Roth) nella sua sala in una serata che riunirà i nazi più nazi del Reich, Hitler e Goebbels compresi. Il cacciatore di ebrei Hans Landa (Christoph Waltz) dà prova del suo leggendario fiuto torchiando gli attentatori al dominio del buon Adolfo.
Ovviamente c'è tutto fuorchè guerra. Nessuna scena di battaglia, qualche sparatoria, al massimo un paio di granate. Ciononostante le due ore e mezza di visione scorrono che è una bellezza, non fosse altro per i brillanti dialoghi, marchio di fabbrica di Quentin, e le continue citazioni a registi e film mitici, roba che io conosco solamente di striscio ma è palese che l'intero film sia un omaggio colossale al cinema in se. La sequenza finale, guardacaso ambientata in un cinema, è delirio allo stato puro, ed essendo un film non ci scandalizziamo se ci si mostra un epilogo storico alternativo che avrebbe fatto la gioia di milioni di sventurati, dunque è giusto che sia così, delirante ed eccessivo (non vorrei spoilerare, ma con un minimo sforzo si intuisce...).
Nessun tentativo di commentare la storia e i suoi fatti, nessun revisionismo, solo il desiderio di fare il cazzone con argomenti che in pochi si prenderebbero la briga di scomodare. Se si sta al gioco, il film regala momenti epici, come il primo, tesissimo interrogatorio tra l'SS Landa e un pacificio contadino Francese, genialmente giocato in un alternarsi di idiomi. La pluralità di lingue parlate nel film è un tema predominante, che culmina nel grottesco con i Bastardi che per imboscarsi alla première del film si fingono siciliani.
Il fatto che non ci sia guerra vera e propria non vuol dire per forza di cose che il film sia una palla, ci sono anche numerosi momenti truculenti, ci sono le mitragliate, le mazzate in testa, gli scalpi, si parla comunque di nazisti brutti e cattivi ma troppo, troppo carismatici, capaci di farti libidinare uno strudel o di accostare metaforicamente King Kong alla schiavitù negra. Il cast è tutto in stato di grazia, tranne Eli Roth che fa il bullo, forte dei suoi nuovi muscoli appena pompati, ma non riesce a far altro se non recitare convulsamente sopra le righe ma sul versante opposto Christoph Waltz si meriterebbe una croce di ferro al valore, o come minimo un Oscar.
Certo però che ci vorrebbe l'opinione di un tecnico come Guderian a riguardo, per sapere se il film è buono solo per i profani o anche per i cultori.


Eccola, la nuova frontiera della fantascienza! Dopo aver sposato cause più o meno filosofiche ed etiche, ora si prova anche a trasmettere un messaggio razziale. Ma con quali risultati? L'incipit di District 9, onore al merito, è veramente originale ed interessante.
Una volta tanto, piuttosto che venire a farci visita con intenti bellicosi, gli alieni naufragano sulla terra per un'avaria alla loro astronave e, spossati dalle privazioni del viaggio e totalmente inoffensivi, vengono internati in un distretto apposito, il distretto 9 appunto, in quanto immigrati clandestini. La cosa figa poi è che l'astronave non è che atterra nelle solite quattro città americane banali e scontate, come New York e Los Angeles, bensì in Sud Africa, precisamente a Johannesburg. La situazione lentamente si stabilizza e gli alieni, simili a crostacei e perciò ribattezzati Gamberoni, diventano un pò il corrispettivo attuale degli zingari, isolati nelle loro baraccopoli ed odiati da tutti. Esemplare la sequenza in cui le vecchie minoranze etniche, negri e asiatici, si scagliano con astio verso la nuova razza inferiore adducendo le stesse motivazioni del loro astio che gli venivano rivolte contro solo pochi anni prima.
Comunque, la situazione nel distretto è così drastica e caotica a causa della totale anarchia dei gamberoni (ma anche del traffico di droga, armi e prostituzione dei nigeriani all'interno del distretto), le proteste degli abitanti fanno sì che venga inviata una squadra governativa ad effettuare un censimento degli immigrati per sfrattarli in un nuovo distretto più isolato e funzionale. Durante l'operazione il capo squadra Wikus Van De Merwe (Sharlto Copley) viene infettato da un bacillo di origine aliena che lo trasforma progressivamente in gamberone. Così da "carnefice", Wikus diviene vittima, braccata dal governo che vuole fargli il culo e lui non può che trovare rifugio nel distretto 9.
Ovviamente questo passaggio di razza fa sì che lo spettatore sia spinto a rivalutare i gamberoni, che in fondo sono alieni ma uguali a noi, che siamo tutti fratelli in quanto creature viventi e via dicendo. L'intento di arginare la xenofobia imperante è nobile ma fallisce quando i gamberoni cominciano ad essere umanizzati fin troppo e, nonostante il loro aspetto mostruoso, vengono abbelliti con caratteristiche che suscitano tenerezza negli spettatori più sensibili; per esempio un paio di grandi occhi lucidi da cucciolo che farebbero invidia al gatto con gli stivali di Shrek, sentimenti di riconoscenza ed umanità e persino uno struggente rapporto padre-figlio alieno. Per traslazione, tutti i clandestini sarebbero dei pezzi di pane e incapaci di arrecare danno alla comunità, a meno che non costretti. Ma noi che siamo duri e inflessibili non ci facciamo turlupinare da questi semplici demagogismi. Però mi fermo qui, perchè morale o meno, il film riserva anche tanto altro.
E' girato in guerrilla-style, quindi con riprese confuse, semi amatoriali come se il cameraman fosse in mezzo all'azione, oppure tramite registrazioni di video di sorveglianza. Un espediente ormai abusato ma che conferisce alla pellicola un buon look lercio, in sintonia con l'ambientazione. Nonsotante sia stato prodotto da Peter Jackson con un budget decisamente modesto (30 milioni di dollari), il film ha degli effetti speciali molto efficaci: gli alieni si muovono in maniera convincente e anzi le loro movenze isteriche e nevrotiche sono una delle cose più belle del film, così come il macello finale tra astronavi, mecha armati fino ai denti e nigeriani strafatti di crack.
Il fatto che questa sia un opera prima fa ben sperare sul futuro del regista Neill Blomkamp, che un tempo avrebbe dovuto dirigere l'adattamento di Halo prima che il progetto venisse congelato. Siccome poi sono bieco e ripetitivo, devo sottolineare ancora una volta la presenza di scene molto splatter, ridondanti ma deliziose per i fanatici delle esplosioni corporali e delle mutilazioni più bestiali. Viene difficile parlare d'altro, quando il fulcro del film è un argomento che non ho voglia di trattare, per cui glisso clamorosamente ma vi consiglio senza indugi di guardarvelo, magari al cinema, perchè merita.


Sin dal primo momento in cui vidi il trailer di Blood and Bone sapevo che si sarebbe trattato di un film coi coglioni, come piacciono a me. Ho monitorato per mesi e mesi ogni data di uscita ma la post-produzione sembrava non finire mai e così avevo abbandonato le speranze. E invece mi è tornato alla mente proprio pochi giorni prima della sua uscita sul mercato americano, direttamente in dvd: se non è un segno del destino questo.
La storia parla di Isaiah Bone (Michael Jai White), un negrone palestratissimo che esce dal carcere e decide di immischiarsi nel giro dei combattimenti clandestini per farsi un nome e cercare una non meglio precisata persona. Pesta così i piedi a un potente boss della mafia, sempre negro, per poter confrontarsi con il suo campione Hammerman (il gigantesco quanto stupido Bob Sapp). In realtà fino ad un certo punto non capiamo quali siano i reali intenti di Bone, intreccio che si districa poi in un finale eccessivamente impegnato a spiegare tutti i retroscena della sceneggiatura. Ma fino a quel momento un pò stanco, il film è stato così pregno di mazzate, così ipertrofico da perdonargli ogni calo di tono, tanto più che la reale conclusione è action duro e puro.
Sempre che ci sia bisogno di specificarlo, io stimo fortemente Michael Jai White. Per me è uno dei più grandi attori del genere, ingiustamente sottovalutato e misconosciuto dei più. Ha provato qualche incursione nella commedia dove avrebbe sicuramente modo di fare qualche dindino in più, ciononostante prosegue imperterrito per la sua strada di action movie underground che non gli dà la notorità che merita ma lo rende un grande a tutti gli effetti. La sua preparazione fisica è esemplare. Apparte il fisico mastodontico e pompatissimo, Michael ha una propensione al trick più acrobatico e non ha problemi a performare ogni sorta di calcio volante con un paio di Timberland ai piedi. Questa è caparbietà.
Inoltre il cast è davvero tosto da dio: oltre a Bob Sapp e altra gente molto grossa e cattiva, in un paio di brevi scene appare anche il cattivissimo Kimbo Slice per la gioia degli intenditori. Il boss negro è sufficientemente carismatico ed ossessionato con le buone maniere: evita di dire le parolacce, di bere alcolici e fumare, ma non ha problemi a sgozzare dei poveri sfigati o arrotare in pieno una battona troppo emancipata.
La parte incentrata sui combattimenti illegali è bellissima e richiama alla mente un altro capolavoro del genere, Lionheart con Jean-Claude Van Damme. Segue poi una parte un pò macchinosa, che cerca di dare un senso non troppo convincente al film, nella quale apparte anche l'attore di razza Julian Sands, che son quasi sicuro in una sequenza si impappina letteralmente con le battute. Diciamo che si è incassato il suo cachet per una giornata di riprese e tanti saluti. Finalmente abbiamo poi lo scontro finale con il campione più forte di tutti, un tipo davvero tosto e incazzato che però viene approfondito fin troppo poco e con una caratterizzazione così debole non è possibile per lo spettatore provare alcun tipo di avversione per il villain. Però ci son colpi, acrobatici per giunta, quindi va bene così.
C'è anche qualche troia nera di qua e di là, ma niente di pruriginoso. Così come per Undisputed 2 ci troviamo di fronte a una piccola chicca del cinema di arti marziali, che quasi sicuramente rimarrà inedita in Italia (nel mentre al cinema esce una sacco di merda che incassa neanche 1000 euro, per non parlare delle uscite trash in dvd che si trovano nei centri commerciali o nelle edicole) e noi appassionati siamo costretti a recuperarle per vie traverse. Sicuramente ne vale la pena, ma sarei ben lieto di cacciare via 20 euro per un film del genere.


Dopo il successone dei Transformers, anche i G.I. Joe, idoli indiscussi di chi ha potuto goderseli durante la sua infanzia, hanno una loro ipertrofica versione cinematografica, tutta bella agghindata dei migliori effetti speciali e con un cast di spacconi patentati.
Non mi ricordo più un cazzo di come fosse la trama o quali particolari eventi ci venissero presentati nel cartone, fatto sta che c'è una fazione di super terroristi chiamati Cobra, tutti pittoreschi e malvagi, e la fazione opposta di super soldati chiamati appunto G.I. Joe, altrettanto pittoreschi però animati da ideali di giustizia. Risolviamo la trama dicendo che i Cobra vogliono sconvolgere un pò l'ordine mondiale colpendo con delle particolari bombe contenenti Nanomytes, degli insetti cyborg corrosivi, le città più prestigiose. Ovviamente i Joe non ci stanno e danno a suon di scazzottate ed esplosioni cercano di sventare il malefico piano.
Perchè era figa la serie originale? Perchè essendo i Joe sostanzialmente dei giocattoli, avevano una rosa di personaggi fighissimi sui quali orchestrare le varie vicende. Così tra i cattivi abbiamo la sadomaso Baronessa (Sienna Miller, belle tette), il ninja Storm Shadow (un nome tutt'altro che nipponico) e uno stronzo che si mimetizza e si traveste ma non mi ricordo il nome, interpretato da Arnold Vosloo, già Mummia nell'omonimo film, come questo diretto da Stephen Sommers e guarda caso nel film c'è anche un cameo di Brendan Fraser: le solite collaborazioni di cortesia.
Tra i buoni abbiamo invece il solito fusto americano con la mascella quadrata Duke (Channing Tatum, lanciato da Step Up); il siparietto comico Ripcord (Marlon Wayans, il negro divertente degli Scary Movie); il ninja Snake Eyes, che dovrebbe essere un asiatico, ma si vede lontano un miglio che non lo è, anzi ha il muso da negroide, ma precisamente è Ray Park. Poi c'è Dannis Quaid che si intasca un pò di soldi pronunciando un paio di battute patriottiche e lanciando un paio di sguardi corrucciati, ma la sua è solo una presenza di contorno.
Diciamo che fare un elenco dei personaggi è proprio un modo merdoso per fare una recensione, ma per un film simile non ci si può aspettare di certo un saggio ponderato. Dunque sappiate che il film è pieno di esplosioni, pieno di personaggi fighi che pronunciano battute fighe e combattono in maniera figa, ci sono incredibilmente un paio di scene violente, la torre eiffell finisce a pezzi (per tutti quelli che disprezzano i mangiabaguette) e le cazzate si susseguono a getto continuo senza darti possibilità di fiatare, ma anche di annoiarti ed è questo quello che conta.
C'è una spiccata propensione ad infarcire ogni scena con didascalici flashback, poichè c'è da contestualizzare un universo intero in poco meno di 120 minuti, ma questa grande varietà di scene e situazioni costituisce anche il pregio maggiore del film, rendendolo una visione rilassata e stimolante. Inoltre la compresenza di fusti palestrati (per le ragazze infoiate), zoccole vestite di latex (per i maschi arrapati) e ninja bardati di tutto punto (per i nerd incalliti) letteralmente rendono questo film adatto a ogni gusto e perversione.
G.I. Joe è quello che si dice un Popcorn Movie, della serie che vai al cinema col tuo bravo bidoncino di porcherie salate, ti siedi, ti guardi il film nutrendoti come un porco (e possibilmente disturbando la visione agli altri col tuo rumoroso sgranocchiare) e ti passi 2 ore della tua vita nel più totale oblio intellettuale, divertendoti però un casino edè questo quello che, in fondo, conta realmente.



Una volta tanto vorrei fare la persona seria e non partire prevenuto. Ho guardato Iago ostinandomi a trovarci del buono a tutti i costi. Naturalmente ho fallito. Perchè manco a farlo apposta, Iago è davvero un film brutto, di merda. Ma anche la merda avrebbe valore se l'uomo nascesse senza culo, quindi non sarò così drastico nel giudicarlo.
Volfango De Biasi, già colpevole dell'infame Come tu mi vuoi, decide di fare l'eccentrico propinandoci una puerile rivisitazione moderna dell'Otello di Shakespeare, però coi ruoli invertiti. Così Iago (Nicolas Vaporidis) è il protagonista, Desdemona (Laura Chiatti) è sempre una troia e Otello (Aurelien Gaya) è la nemesi. La storia è ambientata a Venezia, tra le classi di un università di architettura, dove Iago cerca di costruirsi un futuro radioso lasciandosi alle spalle le sue origini da poveraccio. La meritocrazia però non esiste neanche qui e quindi il posto di leader per la realizzazione di un importante progetto va a Otello, ma non perchè sia più bravo, ma solo perchè è ricco da far paura.

Ah! Era da tempo che un horror movie non mi avvinceva così! Troppo standardizzate sulle storielle di fantasmi o sul tentativo di essere efferati, gli horror moderni finivano alla meno peggio per lasciarmi l'amaro in bocca. Ma meno male che c'è Sam Raimi, ci son cresciuto coi suoi film, che aveva bisogno di un break dopo il flop concettuale di Spiderman 3.
Così, senza troppi fronzoli, Sam ci spara in faccia una storiella dell'orrore tanto classica quanto efficace. Christine (Alison Lohman) lavora in banca e si contende il posto di vicedirettore con un cinese molto spregiudicato. Per fare colpo sul suo boss nega vistosamente un prestito ad una vecchia zingara bisognosa che per tutta risposta le manda contro un anatema pauroso. Christine ha 3 giorni di tempo per cercare di liberarsi dalla maledizione della Lamia, una specie di demonio cazzutissimo e caprino che non vuole altro che mangiarsi la sua anima nelle profondità dell'inferno.
Il segreto risiede tutto in questo. Senza intorcinarsi inutilmente in sceneggiature complesse e sofisticate, da un abbrivio così semplice il regista ha campo libero per martellarci di scene poderose e pazzesche, disgustose ma anche grottesche, nel puro stile di Raimi. Le apparizioni della Lamia si fanno sempre più insistenti e brutali e non lasciano scampo alla povera malcapitata di turno. Un plauso ad Alison Lohman, che viene veramente maltrattata per tutto il film, senza un attimo di tregua, e risulta anche credibile. Ci vogliono le palle a farsi vomitare bacarozzi addosso e farsi sbavare vomito in faccia da una vecchia zingara (in tutto il film è usata pochissima CG, quindi gli effetti sono più che mai realistici). Il cast di contorno, non credevo, è efficace, ed anche quel Justin Long che tanto mi aveva fatto schifo in Die Hard 4 qui fa la sua discreta figura da professionista. Ma è Lorna Raver, ovvero la signora Ganush, a rimanere davvero impressa nella mente: fa veramente ribrezzo e fastidio e non dev'essere facile risultare credibile in un ruolo ingrato come questo.
Visto al cinema il film lascia davvero poco tempo per rilassare i nervi, si è sempre in allerta e pur aspettandoti ogni momento shock riesci comunque a sgommarti la mutanda, perchè piuttosto che giocare sull'attesa, Raimi opta per l'attacco frontale. Finalmente un horror veramente cattivo, senza sputtanarsi in pleonastiche scene splatter, ma coi coglioni necessari per tirarti un pugno in faccia e sputare anche sul tuo corpo di spettatore inerme. Pazienza se il colpo di scena finale è abbastanza telefonato, perchè tante volte pur di fare gli alternativi si sputtana il film intero col finale indecifrabile che non vuol dire un cazzo. In questo caso viva la semplicità o, parafrasando il sempreverde Richard Benson, "meno c'è, meno si rompe".
Morale della favola, qualora una zingara vi implorasse l'elemosina, non fate mai l'errore di umiliarla od offenderla... datele direttamente fuoco!


Insomma qui si parla di malati di sesso, di pipparoli impenitenti, di biechi individui che puzzano di periferia americana: ecco, quello che mi ha colpito maggiormente di Soffocare è stata l'ambientazione volutamente non patinata, sembra di immergerci in una grigia fiction nord europea, dove i personaggi arrancano con squallide magliette bucate.
Un saluto a tutti, specie agli utenti in preda a fantasmi masturbatori: ciò che seguirà sarà una breve analisi su Soffocare, tratto dall'omonimo romanzo di Palahniuk, forse il migliore tra i suoi lavori.
Inutile dire che in questo caso faccio parte del partito del "meglio il libro", ma credo che l'impressione sia condivisa da chiunque abbia un minimo di gusto estetico e di lucida capacità critica.
Fight Club era decisamente più "cinematografico", anche se nelle sale non ebbe un gran successo; fatto sta che la gente cominciò a comprarsi il libro e a scoprire il talento dello scrittore americano.
Certo, qui in Italia c'è puzza di cartello, di trust, di oligarchia della cultura pop, per cui quando esce un libro di Moccia non passano neanche 6 mesi che già c'è il filmettino pronto;
Per Soffocare ci hanno pensato più tardi, e a dire il vero forse era meglio lasciar perdere, dato che come avrete capito, lo sconsiglio a quanti non avessero letto il romanzo.
Il tema della narrazione è la fuga dalla dipendenza sessuale, piaga che ormai ha mille sfaccettature e che internet ha contribuito ad ampliare; Victor Mancini (Sam Rockwell) e Denny (Brad William Henke) sono due giovani sfigati malati di sesso, ma mentre il primo fornica con qualunque femmina decente, l'altro è un segaiolo degno dei migliori salarymen giapponesi. Oltre a fare i conti con le proprie ossessioni, Victor è costretto a racimolare soldi per la madre malata (Anjelica Huston, la Morticia della Famiglia Addams), ormai completamente rincoglionita per via di una vita votata all'anarchia. Infatti il lavoro di Victor (e Denny) non basta a far fronte agli oneri finanziari, per cui il protagonista s'inventa una sorta di elemosina indiretta che merita la mia approvazione, considerando l'esercito di impuniti che trovo ai semafori.
La storia si svolge tra ristoranti, ospedale, raduni per sessodipendenti, night club e comunità di Dunsboro ( dove un Victor abbigliato da Gulliver verrà masturbato in un fienile) oltre a essere scandita da copule e da arditi flashback che renderanno il tutto più confuso. Se uno non ha letto il libro avrà difficoltà ad apprezzare il significato completo, ma almeno si farà due risate sulla strisciante vita di Victor e Denny.
Dopotutto è piacevole trovarsi di fronte a personaggi falliti, a situazioni sordide che ci mostrano un universo alternativo rispetto alle levigate personalità e ai contesti prefabbricati dei blockbuster o delle serie TV made in U.S.A.
